Svezzamento: che palle!

Avete letto bene il titolo. Non mi sono sbagliata. Non è “Svezzamento: che pappe?” Ma proprio che palle.

Lo dichiaro direttamente e ci giro poco intorno. È la terza volta che affronto questa tappa fondamentale e sento il bisogno di parlarne un po’ fuori dai denti, per usare una metafora pertinente.

Lo svezzamento è veramente una palla.

Perché? Tanto per cominciare, arriva troppo presto.

Ma come, di già?

Sei praticamente appena uscita dal tunnel delle poppate ogni tre ore, ti si stanno ancora rimarginando le ragadi. Se sei fra le poche mamme elette che stanno simpatiche a Morfeo, riesci persino a dormire tutta la notte. Tuo figlio cresce che è una meraviglia: perdi il conto dei rotolini di ciccia che ha sulle cosce, ogni guancia pesa un kilo e sulle manine sono comparsi quei buchetti assolutamente adorabili.

Per me quei buchetti rappresentano un bonus. Il modo che ha la natura di dirti: “Ciao mamma, stai facendo un ottimo lavoro!”

Ed ecco che arriva il giorno del controllo dal pediatra. Un momento che io vivo con lo stesso entusiasmo di un compito a sorpresa di chimica.

È che sono sempre stata una mamma istintiva. Preparata, ma non programmatica. Attenta, ma non precisina.

“Signora, quante poppate fa adesso?”

“Eh… Boh…quando ha fame l’attacco.”

[Ma non puoi rispondergli così, penserà che sei una sprovveduta! Fatti un rapido calcolo a mente e spara un numero a caso Ornella! Svelta, non fargli vedere che ci pensi troppo!]

“Ehm…quattro. No cinque, credo cinque.”

“Mmmm.”

[Che vuol dire mmm? Sono troppe? La starò malnutrendo? Oddio forse mangia poco! I buchetti, i buchetti! Ricordati i buchetti!]

“Va bene, allora adesso iniziamo subito lo svezzamento, che siamo già in ritardo.”

“In ritardo? Ma ha appena compiuto cinque mesi…”

Appunto, avrebbe dovuto già prendere la frutta a metà mattina.”

Tira fuori un foglio prestampato con una lunga lista di istruzioni.

“Allora inizi a preparare il brodo con una patata. Gliene dia solo qualche cucchiaino. Dopo tre giorni, aggiunga al brodo anche una carota. Dopo tre giorni, la zucchina. Poi dopo una settimana mi aggiunge un cucchiaio di una delle tre verdure passate. Passate, non frullate! Dopo tre giorni aggiunga un’altra verdura, dopo tre giorni…”

[No fermati. Mi è già esploso l’emisfero cerebrale destro. Non ce la posso fare.]

“Ha capito tutto?”

“Si sì certo, chiarissimo. Grazie!”

“Comunque è scritto tutto qui.”

[Vedo. Hai usato pure il comic sans.]

Per tre volte, sono uscita dallo studio del pediatra, sono passata dal fruttivendolo e ho comprato una patata, una carota e una zucchina bio. Ho preparato il fottutissimo brodo vegetale, che chiamarlo brodo è un insulto al dio Cracco, perché al primo giro è semplicemente acqua sporca. Ho piazzato i miei figli sulla sdraietta, perché non erano ancora capaci di stare seduti, e gli ho infilato il cucchiaino in bocca.

E loro, tutti e tre, mi hanno fatto quella faccia.

“Mater, tu quoque?”
Per chi non ha studiato latino: “Mamma, che cuoca di merda.

svezzamento ale e gabri

(Alessandro e Gabriele. Primo assaggio a 5 mesi)

Facce a parte, alcuni comportamenti dei bimbi rendevano difficoltosa la somministrazione della pappa. La somministrazione della pappa: non suona malissimo questa espressione? Stiamo parlando di mangiare, la cosa più semplice ed essenziale che esista.

Lo svezzamento arriva come una prescrizione medica, alla quale noi mamme siamo invitate ad attenerci alla lettera: quando, come, cosa, quanto. Così anziché dar da mangiare ai nostri bimbi, ci ritroviamo a somministrargli il primo pasto.

Ecco di quali comportamenti parlo:

  • il bambino non apre la bocca. Alla vista del cucchiaino, ci fissa con uno sguardo interrogativo. Non ha la più pallida idea di cosa farci, tuttalpiù, tenta di afferrarlo, sporcando il completino che gli abbiamo messo per la foto di rito da inserire nell’album alla voce “La tua prima pappa”. (Ah, ve lo dico, la mela grattugiata è peggio del sangue, non va più via).
  • svariati “AAAA, fai AAAA a mamma!” più tardi, si decide finalmente ad aprire la bocca, ma tira fuori la lingua e sputa tutto.
  • ha conati di vomito
  • parla al contrario  (ah no, questa no)

Va bene figlio mio, facciamo che oggi era solo per finta. Ci riproviamo domani, ovviamente, a mezzogiorno.

Mezzogiorno di fuoco

L’ora prestabilita: ecco un altro scoglio.

Come ho detto, sono volontariamente incapace di rispettare programmi e schemi non necessari. Come mamma, anziché ingabbiarmi nella routine, ho imparato semplicemente ad interpretare i bisogni dei miei figli, e ad assecondarli. In fondo i segnali che ti inviano sono abbastanza semplici.

Sbadiglio, inarcamento della schiena, stropicciamento di occhi. Ha sonno.

Breve richiamo, rotazione della testa di lato, bocca spalancata. Ha fame.

Richiamo persistente. Ha fatto la cacca.

Tutte le altre sfumature sono evoluzioni più o meno catastrofiche di questi tre segnali. Scattano quando i bisogni primari non sono soddisfatti tempestivamente oppure quando provi a far giocare un bambino che ha fame, vuoi allattarne uno col pannolino sporco, decidi di fargli il bagnetto quando ha già sonno.

Io non guardo l’orologio. Mai.

Così al secondo giorno di svezzamento, all’ora della pappa dormivano, e non li ho certo svegliati.

Il terzo giorno, a metà mattina hanno voluto il seno, e poi non avevano fame.

Il quarto giorno, ho tentato di dargli la frutta e me l’hanno sputata in faccia. Si sono incazzati così tanto che li ho dovuti calmare attaccandoli al seno. A pranzo, ovviamente, non avevano fame.

Il quinto giorno avevo un appuntamento di lavoro alle 12, e li ho allattati per comodità.

Il sesto giorno, con un po’ di frutta e un po’ di pappa, hanno saltato due poppate.

Il settimo giorno avevo la mastite.

Nella mia testa, una dissociazione costante. Uno sdoppiamento della personalità.

La madre che aveva ascoltato le istruzioni del pediatra che mi ammoniva: “Ma che combini? Lo svezzamento!”

La mamma di Ale, Gabri e Bibi che conosce i propri figli mi rassicurava: “Sono sani, sereni e soddisfatti. Non c’è bisogno di essere così rigidi. Che differenza faranno un paio di settimane?”

Già. Che differenza fanno un paio di settimane?

In fase di svezzamento, due settimane possono fare tutta la differenza del mondo, figuriamoci un mese o due.  Questo è un video di Gabri a 6 mesi compiuti. Ecco come un bambino dovrebbe interagire con un cucchiaino prima di essere svezzato 🙂

Non è questione di allenamento, ma solo di tempo. A 4 mesi e mezzo, ma anche a 5, a 5 e mezzo, era troppo presto.

Lo era soltanto per noi? Questo è quello che credevo.

Credevo che lo svezzamento alla cavolo fosse stato una mia prerogativa. Tutte le altre mamme mi sembravano così capaci, così precise, così attente. Sentivo che c’era qualcosa di sbagliato nell’intera faccenda, ma pensavo di essere io quella diversa.

Poi ho letto questo libro, ed è stato come farsi abbracciare da qualcuno per fare la pace.

Io mi svezzo da solo

io mi svezzo da solo

Vi parlerò nel dettaglio del libro e delle riflessioni che ne sono scaturite nel prossimo post.

Tutta questa premessa sulle mie precedenti esperienze era necessaria per spiegare perché con Bibi il mio percorso di svezzamento è, e sarà, diverso.

Intanto, se vi va, mi raccontate i vostri dubbi e le vostre esperienze?

have fun.

16 comments

  1. Ecco Ornella io sono il tuo opposto quella che all’inzio causa il mio carattere precisino impaziente e autoritario (ebbene sì!!! Sono pessima ma sono in netto miglioramento !!) rispettavo orari e la tabella dei cibi senza rispettare invece i tempi e i gusti poi per fortuna mi sono data uno scossone perché tanto “vincono ” loro con i loro gusti e le loro esigenze sempre ! Ma lo sto imparando anzi ora siamo sulla buona strada …. bellissimo post ! Un abbraccio

  2. Come “tipo” di mamma penso di essere molto simile a te e quello che hai raccontato è quello che sarebbe successo anche a me se avessi provato con lo svezzamento classico. Mi son sempre chiesta come fanno le altre mamme e come avrei fatto io se mi fossi impuntata. La strada perfetta è quella dell’autosvezzamento, che non è altro che fare ciò che già avresti fatto se qualcuno non ti avesse inculcato in testa come dovevi fare! Seguire i bambini e lasciarli sperimentare, con la sicurezza che non moriranno di fame grazie al tuo latte o al biberon di latte artificiale (che fino ai 12 mesi almeno deve essere l’alimento principale). Buona avventura!
    Posso consigliarti alcune letture? “Lascia che il tuo bimbo si svezzi da solo” di Gill Rapley e letture varie dal sito autosvezzamento.it.

  3. Ciao !!
    Io ho svezzato la grande , Emma a sei mesi e qualche gg,,Stava seduta da sola , non aveva riflesso di estrusione e pareva interessata al cibo .. ho iniziato con papponi perché per quanto mi fossi infornata sull’as pensavo non facesse per noi per mangiavamo tante insalate e proteine animali (o meglio carne , che io non volevo dare sino all’anno) .. ma con le pappe si rompeva allora le preparavo cose per lei , tipo pasta al sugo, risotto, pesciolino al forno e così via … si è dimostrata subito una buona forchetta 😉
    Con Anna invece abbiamo iniziato quasi a sette mesi perché no era pronta , riflesso di estrusione molto forte e difficoltà a deglutire ( quest’ultimo dovuto alla posizione in pancia ) . Con lei da subito ho dato ciò che mangiavo io ( il resto della famiglia e’ onnivoro ) mangia pochissimo , pochi cucchiaini ed è’ allattata !
    Lo sono entrambi ma Emma era molto più vorace e famelica , Anna ministrante la mole ( nata 4400 gr) si è subito dimostrata poco vorace anzi a tratti quasi disinteressata .. spesso se non sono io a proporle la tetta non chiede 😉

  4. 👋 io penso lo stesso… tengo un bambino di 12 anni e ho fatto 6 mesi di allattamento materno a domanda e poi ho cominciato con le poppate avrò sbagliato una che altra cosa però andato bene ( abitavo in Venezuela) così è la prima di 6 mesi non si dà di mangiare niente solo latte… ora sono in Italia e tengo un bimbo di 7 mesi e mi hanno parlato di questo svezzamento (che palle) e mi a sembrato una assurdità non ho fatto caso per niente al pediatra e a nessuno solo al mio istinto ho cominciato a 6 mesi e piano piano è un bimbo che cresce bene e mangia lo che deve mangiare si lui vuole deve essere un gioco però loro una cosa bella… scusa per il mio italiano ma sono straniera… salutiii

  5. Ciao Ornella 🙂
    ho una bimba di quasi 9 mesi e con lei ho iniziato lo svezzamento ai 6 mesi con molta facilità!
    La pediatra ci disse di iniziare ai 5 con la frutta, proprio come con te, ma ho voluto aspettare che fosse almeno capace di stare retta sulla schiena da sola per iniziare.. con grande stupore ho visto che da subito lei era super interessata al cibo e fino ad ora non abbiamo mai avuto problemi, assaggia tutto e a tavola non fa mai capricci, sta con noi e oltre alle sue pappe fatte di brodo con l’aggiunta di carne/pesce/legumi, mangia (ovviamente un assaggio) anche quello che ho cucinato per noi!
    Mi è stato molto utile il libro di cui parli e aspetterò una tua opinione a riguardo 🙂
    Detto questo, predilige ancora la santa tetta (ci ha salvate molte volte quando non eravamo in casa per mangiare!!!)
    Poi penso che ogni bambino è a sé, con lei non ho avuto davvero problemi (forse sono stata fortunata!!) Ma leggo di tante mamme che li svezzamento equivale a un momento di panico totale!!

    Un abbraccio 🙂

  6. Ahahaha devo dire che io sono proprio l’opposto tuo!!! Io calcolo e programmi tutto di qualunque cosa!! Noi per scelta (condivisa con il pediatra) abbiamo deciso di non spezzare Aurora prima dei 6 mesi. Fino a quella data ha sempre preso solo ed esclusivamente il mio latte. Nel mese prima di iniziare ho abbandonato l’allattamento a richiesta e iniziato a darle degli orari, gli stessi che avrebbe poi utilizzato per i pasti: popolare alle 8.00, 12.00, 16.00, 20.00 e 22.30. All’inizio é stata un po dura perché ho dovuto fare appello a tutte le mie foto di pagliaccio per intrattenerla ma dopo una settimana aveva già preso perfettamente gli orari. In questo mese abbiamo anche cominciato a sfera nel seggiolone mentre noi mangiavamo e a farla giocare con il cucchiaino. Pensa che il mio pediatra mi disse che finché i bimbi non stanno seduti da soli non bisognerebbe iniziare neanche con la frutta. Poi il sesto mese é arrivato e abbiamo iniziato con la frutta pomeridiana (noi non siamo merenda la mattina). I primi due giorni non era molto convinta e doveva capire ancora il meccanismo ma poi ci ha preso più o meno gusto. Abbiamo aspettato un paio di settimane e abbiamo introdotto la cena. La cena ce la consiglio il pediatra in quanto allattano ancora poteva essere utile avere la retta bella piena per la poppata pre nanna. Ha subito preso la pappa con facilità e dopo una settimana ha iniziato il pranzo. In questi 6 mesi di svezzamento non ha mai avuto un problema ma devo dire che ho avuto la fortuna di aver avuto un super pediatra che ci ha dato dei consigli giustissimi e che abbiamo seguito alla lettera. Pensa che sin da subito abbiamo potuto dargli tutto, senza sale, senza zucchero, senza lievito e frullato ma tutti gli ingredienti che volevamo! Non ci ha mai fatto iniziare con solo brodo o solo liofilizzato ma subito con pappa completa di brodo/passato/proteina/farina/grana/olio!
    Credo che far iniziare ai bimbi troppo presto lo svezzamento senza valutare il singolo bimbo sia uno degli errori più comuni dei pediatri purtroppo

  7. Con la prima figlia è andato tutto liscio ma, a dir la verità, abitavamo con la nonna (causa lavori a casa) e quindi il merito credo sia stato più suo che mio… tra qualche mese arriverà il fratellino e stavolta cercherò di cavarmela da sola ma, ahimè, mi sento talmente imperfetta come mamma che il solo pensiero mi spaventa!

  8. Noi siamo quelli del come viene viene e lo abbiamo fatto anche per lo svezzamento. Complicità un figlio curioso e mangione che ci ha semplificato tutto. Ora di mesi ne ha quasi 15 e il suo unico problema con il cibo è “aspetta che non è ancora pronto!”. Frutta e brodo per capire come la prende e poi, ci siamo sbizzarriti. Tutto sano e super vario, che imparare a mangiar tutto è importante fino a 100 anni, ma senza nessuna menata. Per il suo primo compleanno siamo stati a Barcellona: niente torta, solo tapas! 🙂

  9. Ornella quanto è bello leggerti….Io con Ale, il piu piccolo, era un latte dipendente (santo biberon…) arrivati allo svezzamento e pronta ad accendere un cero, perchè come dici tu una palla, ma avendo avuto esperienza positiva con il primo, preparo tutto robot chicco per pappe etc…carica come una molla, preparo la pappa e alle 12.00 pronta colpire, niente si girava dall’altra parte abbiamo cambiato pappa, brodo, minestra, digiuni, per fargli capire che era o quella o quella..ma vuoto!!
    In una visita dalla pediatra, mi venne consigliato di non preoccuparmi, e di fargli assaggiare ciò che mangiavamo noi,e cosi comprai il libro “IO mi svezzo da SOLO” e mi si è aperto un mondo nuovo, vista da amiche come l’aliena, ma ora ora mangia anche i chiodi…davvero 🙂 sicuramente anche il fatto di non avere problemi di allergie o intolleranze, ci ha aiutato…ma lo rifarei…
    Un bacio

  10. Brodo brodo brodo… un incubo! Tutto da passare, mai frullare! E poi congelare il tutto in miliardi di vasetti che, insomma, tu avresti anche un lavoro da fare e passare le giornate davanti a quel dannati simo brodo no, eh…
    Sono davvero curiosa di leggere il tuo prossimo post, magari mi salverà da questa tragedia che tra pochi giorni dovrò riaffrontare (cinque mesi!!!)
    Anche se credo che la mia strada sarà la solita: ho troppe allergie alimentari e troppa paura di trasmetterle ai miei figli per tentare qualcosa di meno “sicuro”
    Ps: la scena dal pediatra mi ha fatto morire dal ridere! Io uguale! Ad inventare numeri immaginari di poppate, molte fatte mentre dormivo…che a me le poppate conciliano il sonno più che ai miei figli!

  11. Ciao Ornella ti leggo sempre con piacere!Sono Grazia,ho due figli e con la prima che ha 10 anni lo svezzamento è stato tanto ma tanto graduale! Col secondo,due anni e mezzo di lupetto affamato la mia pediatra mi ha detto”ormai lo svezzamento è veloce”non più brodini infiniti quindi. Al di là delle indicazioni del pediatra che per me resta un punto di riferimento importantissimo penso che ogni mamma debba un po’ affidarsi al proprio istinto e alla conoscenza che ha del suo bambino.

  12. Qui in Inghilterra fortunatamente il concetto di svezzamento come nel tradizionale sistema Italiano non esiste. Forse perche’ qui non esiste il ruolo dominante del pediatra nella gestione dei piccoli, in quanto questo viene considerato in casi di seria malattia dei bambini ( non raffreddori o virus per intenderci ) e non come un mentore a cui affidarsi per gestire qualsiasi stadio della vita dei piccoli. Ricordo qncora che alla domanda ‘ come faccio lo svezzamento? X rivolta per il mio primo figlio al pediatra costui mi rise in faccia e mi rispose ‘ signora la mamma e’ lei, deve scegliere lei come svezzare suo figlio. Sia semplicemente logica, introduca un cibo alla volta e lasci il tempo all’organismo di abituarsi. E tutto omogeneizzato. Per il resto faccia come meglio crede. E cosi’ io ho fatto. Per scrupolo giusto il primo mese ho fatto le pappette con la farina di riso e i brodino, ma anche perché i miei figli le graditavano poco, le ho archiviate subito. A sette mesi mangiavano gia’ tutti i legumi e quasi tutte le verdurè e la frutta. Ad un anno praticamente quello che mangiavamo noi, solo ridotto a pezzi piccolissimi. Poi ho capito che ho fatto una specie di autosvezzamento ma in realtà ho solo seguito il mio istinto e cercato di applicare il buon senso.

  13. Mi rivedo tantissimo nelle tue parole..con il primo sono stata subito precisa, mi sono attenuta alle direttive della pediatra e, complice Lorenzo che è stato bravissimo, è stata quasi una passeggiata, e non so se per questo o per altro compiuto L’anno ha lasciato DA SOLO la tetta😱 Da non credere! Con Leo mi sono e mi sto comportando in maniera del tutto differente, zero regole, zero orari, zero pappe,ma il risultato è che vuole la tetta in ogni secondo di ogni minuto di ogni giorno è di ogni notte😅

  14. Come ho avuto modo di dirti per altri temi, in questo nuovo mestiere da mamma sto cercando di informarmi tanto, ascoltare tanti pareri di altre mamme e seguire molto l’istinto, anche per lo svezzamento è stato così.
    Ho letto un po’ e partecipato a diversi incontri ed il tema autosvezzamento mi trovava molto interessata, ma dall’altra parte temevo fosse troppo estremo per me e soprattutto faticavo ad inserirlo in un contesto di allattamento artificiale… Fortunatamente la mia pediatra ha reso tutto più semplice quando al controllo dei 6 mesi (prima avevo iniziato io con un po’ di frutta ma lei in realtà mi aveva detto di aspettare e non bruciare le tappe) mi dice di non fare il classico brodo, che noi mi avrebbe dato nessun foglio, di andare al mercato, prendere le verdure di stagione, cuocerle a vapore e darle ad Alessandro, con l’aggiunta di qualche farina prima, poi di pastina (ovviamente anche proteina+olio+parmigiano) e ricordandomi che quando il nostro menu fosse stato coincidente con quello che poteva mangiare lui sarebbe bastato frullarlo e metterlo nel suo piatto.
    Mi ha raccomandato di comprare per quanto possibile fresco e non omogeneizzati e di non dare retta a chi inserisce l’uovo a 12 mesi, ma che Alessandro poteva mangiare da subito TUTTO tranne, sale, zucchero e miele e che a suo parere inserire gli alimenti allergizzanti tra i 7 ed i 9 mesi era propedeutico ad evitare l’insorgenza di allergie.
    “Non è proprio autosvezzamento signora, io lo chiamo svezzamento naturale” ed io volevo dirle “ti amo”, chiamiamolo come lo ha nominato lei, o svezzamento misto come poi ho sentito dire in diverse occasioni ma a casa mia questo ha sempre funzionato e parlando di questa modalità con amiche che faticavano nello svezzamento tradizionale, ha trovato tanti riscontri positivi.
    Ho comprato alcuni omogeneizzati Bio di cui ho parlato anche sul blog, per averli in casa per emergenze o nel caso di uscite o viaggi in cui non mi sarei potuta portare la mia pappa, ma credo di averne ancora nel mobile vicini alla scadenza, diciamo che non siamo fans del baby food ecco…
    Nel nostro caso, altro grande successo il consiglio della pediatra a 5 mesi (stavolta era la sostituta) di iniziare a farlo familiarizzare con il cucchiaio, dandoglielo il mano quando era con noi a tavola ed utilizzarlo per dargli un po’ di acqua e devo dire che in questo modo Ale ha da subito accettato benissimo questo nuovo modo di cibarsi… ed ogni giorno è un amore crescente per la buona cucina.

  15. Ciao Ornella!
    Mio figlio ora ha poco più di due anni e lo svezzamento l’ho iniziato al sesto mese, perché la mia pediatra e’ tra quelle poche che sostengono che fino al sesto mese basta solo il latte materno. Io mi sono attenuta alla dieta che mi era stata prescritta e non ho avuto problemi. E mi ha detto di continuare ad allattare finché andava a me e al bambino.

  16. Primo figlio, ho seguito alla lettera tutte le istruzioni della pediatra. Al secondo ho letto lo stesso libro, cerca anche i libri di Miralda Colombo Il cucchiaino e La Forchettina. Ho fatto uno svezzamento più libero, tanto che già a un anno mangiava pasta con noi, la fortuna vuole che poi a 4 mesi aveva già i primi dentini quindi ha iniziato presto a sgranocchiare carote e verdure. Lui odia le pappine, credo di avergli fatto pochissimi passati, vuole verdure solo croccanti. E al contrario del primo in effetti ha la tendenza ad assaggiare molto di più cose nuove e sconosciute.

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