Dimenticare un figlio in auto si può eccome.

Ieri sera ho faticato ad addormentarmi, malgrado la consueta stanchezza, pensando agli ultimi momenti di vita di quella bimba dimenticata in auto. L’ho sentito riecheggiare nelle mie orecchie l’urlo straziante di quella donna che, tornando dopo ore alla sua auto, si è trovata faccia a faccia con il peggiore incubo di una madre. Mi figuro la scena anche adesso, mentre scrivo, e le mani mi tremano in un brivido di compassione.

La stampa, come sempre, non si limita a raccontare i fatti. C’è sempre un sottinteso giudizio, una chiave di lettura celata quanto basta per apparire imparziale, ma abbastanza chiara da far scatenare un esercito di madri e padri indignati.

L’indignazione è direttamente proporzionale ai punti di domanda: “Ma com’è possibile dimenticare tuo figlio in auto???”

Dimenticare un figlio in auto si può eccome.

Di norma, il nostro cervello funziona molto bene (alcuni meno bene di altri, ma questo è un altro discorso) anche perché lavora in modo automatico. Come un computer, possiamo aprire diverse finestre contemporaneamente e compiere operazioni in background, ovvero, senza rendercene conto.

Accade soprattutto quando ci affidiamo alle routine, quando ripetiamo gesti già fatti centinaia di volte, quando guidiamo su strade che conosciamo alla perfezione. Succede quando siamo stanchi e sotto stress, e dobbiamo pensare a troppe cose nello stesso tempo.

Salgo in auto, lego mio figlio ancora assonnato al seggiolino posteriore. Oddio com’è tardi. Oggi in ufficio ho pure quella riunione col capo, che stress, speriamo bene. Alle 11 mi devo ricordare di prenotare la visita, che il centralino risponde solo fino alle 11.15. Ah e quando esco passo al volo al supermercato, ma che posso fare per cena? Magari cerco qualche idea dopo su Giallo Zafferano. Un altro semaforo rosso! Ma è una congiura? Sono già così in ritardo, anche ieri ho timbrato fuori tempo massimo. Un parcheggio, un parcheggio! Dai che se mi sbrigo ce la faccio!

B l a c k o u t. 

L’abbandono in auto è indipendente dallo sviluppo intellettivo, ma è da attribuire ad uno stato di stress, spesso insonne-dipendente, che determina un’alterazione acuta della capacità di riflettere.

Quante volte avete dimenticato dove avevate parcheggiato la macchina? Quante volte cercate il cellulare mentre state parlando al cellulare? Vi è mai capitato di riporre i giocattoli nel frigo? Di uscire di casa in pantofole? Di lasciare la spazzatura in macchina? Vi succede mai di cercare i vostri figli quando non sono insieme a voi?

Se vi sembrano esempi non attinenti, vi sbagliate. L’unica differenza è che queste azioni non hanno risvolti potenzialmente drammatici.

EDIT**** Visti i numerosi commenti su questo ultimo passaggio, lo esplicito meglio. 

No, non sto paragonando un figlio a una borsa, ad un cellulare o a un sacco della spazzatura. Sto dicendo che il nostro cervello, qualche volta, si inceppa. Dal punto di vista tecnico, logico, funzionale, sbaglia nello stesso identico modo quando, mentre compiamo una serie di azioni, dimentichiamo di compierne una.

Mi sembra OVVIO, e lo avevo pure scritto, che la gravità della dimenticanza della spazzatura o di un figlio NON SONO LE STESSE.

In molti si domandano poi, come mai questa mamma non abbia pensato più alla sua bimba fino alle 14.

L’amnesia dissociativa fa sì che non siamo più in grado di ricordare se un’azione è stata fatta oppure no.  Nella nostra testa, la diamo per scontata.

Assorta nella sua attività lavorativa, probabilmente quella mamma non ha ripercorso mentalmente il tragitto casa-lavoro, né quello che aveva realmente fatto prima di arrivare in ufficio. Nella sua testa, lei aveva lasciato la bimba al nido come sempre.

Questo non vuol dire che non abbia rivolto alcun pensiero alla figlia durante quel tempo. Non lo possiamo sapere.

Infine, specifico che se consiglio di lasciare la borsa sul sedile accanto al bambino, non è perché penso che una borsa sia più importante o meno dimenticabile di un figlio. Lo dico proprio in relazione a questo meccanismo mentale. 

Si presume che in ufficio io ci entri con una borsa, non con mio figlio. Quindi, se dopo tre passi mi rendo conto che non ho la borsa, tornerò indietro a cercarla.

Qualcuno ha raccontato nei commenti che gli è accaduto proprio questo: dovendo accompagnare il figlio a scuola, è sceso dall’auto senza far scendere il bambino. Dopo pochi passi, si è reso conto della sciocca dimenticanza.

Selvaggia Lucarelli raccontava l’episodio inverso. Dopo aver lasciato il figlio a scuola, al semaforo successivo gli ha rivolto una domanda. Solo in quel momento si è resa conto che lo aveva già salutato, e le è scappata una risata. Esempio inverso, inceppo identico, conseguenze opposte.

Potete approfondire questo tema in un utile articolo di Salvamento Academy.

 

Accettare il fatto che possa accadere a chiunque è il primo passo per fare prevenzione. 

Finché la legge lo consente, installate i seggiolini auto sul sedile anteriore accanto a voi, specialmente se guidate soli con i bimbi piccoli. Se il seggiolino auto è sul sedile posteriore, lasciate dietro anche la borsa, il cellulare, qualsiasi cosa che vi costringa a controllare prima di scendere dalla macchina e che tornereste immediatamente a riprendere.

Non lasciate mai i bambini in auto da soli, neppure per scendere un secondo a prelevare al bancomat, a prendere il pane, a ritirare una camicia in lavanderia. 

L’Associazione Salvagente Italia ha girato questo video due anni fa per mostrare cosa accade ad un’auto lasciata al sole, anche per pochi minuti.

LA VISIONE DEL VIDEO POTREBBE TURBARVI. SOPRATTUTTO OGGI.

Ma soprattutto, oggi, prima di condividere un qualsiasi pensiero, articolo, commento superficiale sui social che faccia riferimento a questa drammatica notizia, vi prego di fermarvi un secondo. Immaginate di avere di fronte quella mamma e di parlare direttamente a lei. Perché è questa la realtà. Tutto ciò che scriverete, le arriverà.  

E se io potessi parlarle, l’unica cosa che vorrei dirle è

Vieni qui, abbracciami. Non è colpa tua, poteva succedere anche a me.

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