ANCHE I FIGLI DELLE BLOGGER HANNO I PIDOCCHI.

Io non dovrei ammalarmi mai. Lo dico per una sola ragione.

Non è perché stare male non è affatto bello, specialmente se ti sei ritagliata due miseri giorni di vacanza ed è il tuo compleanno.

Non è perché la febbre ti fa venire le occhiaie e il colorito di un topo morto, e quest’ultimo è stato certamente ucciso dal tuo fiato.

Non è neppure perché, quando hai dei figli, ammalarti è tanto fattibile quanto partire su due piedi per una crociera nel mediterraneo. E allora scusate, io preferivo la seconda. Se l’anno prossimo la febbre non mi viene, lo faccio.

No, io non dovrei ammalarmi mai perché poi scrivo post come questo.

Sarà una buona idea scrivere un post sui pidocchi? Non lo so. Certi post, quando sto male, nascono così. Stare tanto tempo a letto con il cervello sgombro, e pure un tantino lesso – fondamentalmente un piatto da ospedale – mi induce a pensare molto più del normale. E vi assicuro che io già penso parecchio. E se mi straripano i pensieri, io da qualche parte li devo travasare. Mica per niente ho un blog. Ho pure dei precedenti febbrili: qui e qui.

Questo è ciò che accade nella mia testa. In quella dei miei figli, come spoilerava il titolo, accade invece che siano arrivati i pidocchi.

Non è niente di particolarmente piacevole da descrivere, la scoperta di minuscoli parassiti infestanti che popolano il luogo dove tu sei solita affondare il viso in un bacio della buonanotte, o intrecciare le dita in una carezza piena d’amore dopo la scuola.

La scuola. Ecco il vero dramma.

Perché adesso dovrò comunicarlo nella chat. Anzi, nelle chat.

[Primissimo piano sul volto della madre atterrito]

“Buongiorno a tutte. È mio dovere informarvi del fatto. Purtroppo abbiamo preso i pidocchi. Vi invito a controllare anche i vostri bimbi.”

Nel luogo dove ci si scambiano 342 messaggi per stabilire la fantasia della carta più carina per i regali di Natale delle maestre, affinché non si offenda nessuno se sarà un’allegra renna col nasone piuttosto che un coniglio delle nevi ad incartare gli oggetti più brutti che la mente umana possa concepire, la risposta alla questione pidocchi si riassume in una sequenza di esitanti e laconici ringraziamenti. Con un uso dell’aposiopesi che manco Dante nei momenti più intensi della Divina Commedia.

“Grazie…”
“Ok grazie…”
“Grazie…”

Omissis…

Il vero flagello non sono i pidocchi. Quelli saranno pure fastidiosi e orripilanti a vedersi, sempre che tu finalmente riesca a metterli a fuoco, ma puoi sterminarli con 25€ di trattamenti, 30 lavaggi di testa e 168 lavatrici. Che vuoi che sia.

La vera piaga è l’onta sociale che si portano dietro. La sensazione di sentirsi sotto osservazione, il timore che al nostro passaggio tutti possano pensare:
“Loro sono quelli coi pidocchi!”

Marchiati a vita.
Ma perché l’ho detto? Ah già, era mio dovere.

Ora che ci penso, in cinque anni di onorata carriera nido-scolastica, in nessuna delle suddette chat è mai capitato che qualcuno facesse outing.
Nessuna mamma ha mai alzato timidamente la manina per annunciarci la triste scoperta. Nelle chat che ho frequentato, la prima sono stata io.

Sta a vedere che siamo gli unici stronzi ad averli presi?

Eppure sti pidocchi girano come minimo dagli anni 80. Infatti, durante la meticolosa opera di bonifica della testa riccioluta di Ale, credo di averne visto uno con i Wayfarer.

(Se sei giunto qui cercando su google i tuoi occhiali preferiti, fatti una risata dai.)

Orbene, e scrivo orbene solo perché prima mi è scappata una parolaccia e vorrei riacchiappare per le orecchie le mie lettrici più beneducate, se vi aspettavate un post informativo sulla guerra ai pidocchi, vi deluderò. Potete scrivermi per chiedermi qualsiasi cosa, perché ormai ho letto praticamente TUTTO sul tema, ma online potete facilmente trovare centinaia di articoli che vi spiegano come combatterli.

No, io la guerra la faccio a questa stupida omertà, per la quale non ho trovato in giro manuali di sopravvivenza.

Dichiarare di aver spidocchiato i figli sarà poco glamour, ma del resto mi pare che di glamour ci sia sempre stato ben poco qui. Realtà, invece, tanta.

Non vi chiederò di cambiare la vostra profile pic di Facebook con l’immagine di un Pediculus humanus capitis, né di utilizzare l’hashtag #jesuispidocchio.

Però, cazzarola, se li avete presi ditelo.

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